Ieri ho approfittato dell’apertura del Chiostro dello Scalzo e della chiusura della scuola ( era sabato!) e ho trascinato il mio nipotino reticente ( 7 anni e qualche mese) al piccolo museo.
Non aveva proprio voglia, si impuntava, invocava la mamma (che buon per me era dalla mia parte) e per finire si ostinava a portarsi dietro la corda per saltare.
Al portone decorato con lunetta dichiara “che schifo”; all’ingresso davanti al cartellone descrittivo e al mio entusiastico tentativo di leggerlo a voce alta, ci informa che non gli interessano affatto quelle scemenze.
Ma varcata la soglia del chiostro non dice più niente. Ha solo l’ostinazione di tenere ancora la fronte aggrottata, ma zitto.
Il chiostro è piccolo, un’unica stanza luminosa. Tutt’intorno alle pareti, gli splendidi affreschi di Andrea del Sarto ci raccontano la storia di Giovanni Battista come un fumetto, anzi , come un film, tanto è il dinamismo di quei quadri.
La responsabile ci sa fare: racconta insieme sia la storia di Andrea, sia la storia di Giovanni.
Mattia, ormai vinto, coinvolto , affascinato, non stacca gli occhi dalle immagini, si strofina il naso e fa un sacco di domande. Ma poi Salomé viene punita? Ma Andrea è quello che è morto? Ma poi il re di Francia l’ha fatto tornare? E chi è quel signore brutto? (pare sia Dante, ma è probabilmente una nostra forzatura…)
Nota tutto: i disegni sono più scuri, i personaggi in secondo piano, le somiglianze, le differenze.
Al momento di andarcene non si accontenta di lasciare una firma sul registro degli ospiti, vuole fare anche un piccolo disegno, un piccolo sole sul suo nome.
Siamo fuori, Mattia non è più imbronciato, ci salta davanti e ci mima i quadri: ora è il soldato girato dall’altra parte per non vedere la testa staccata, ora è la giustizia con la lunga spada… e corre davanti chiamando “mamma! mamma! sai cos’ abbiamo visto?”